Progetto di messa in rete degli ambienti naturali e seminaturali del Laveggio

Il progetto di reticolo ecologico tra gli ambienti naturali della valle del Laveggio (tra Stabio e Capolago) si propone di identificare le zone prioritarie per la conservazione della natura e di riunire gli obiettivi di protezione di queste aree con le esigenze della popolazione residente e dell’agricoltura. Più concretamente, si intende ricreare un tessuto “verde” che si inserisca nel tessuto urbano in espansione, e che funga da corridoio ecologico per la flora e la fauna locali.
Dal progetto scaturisce uno strumento complementare alla strategia di conservazione della biodiversità che permette di considerare, oltre alla protezione degli ambienti naturali di valore, anche l’interconnessione tra queste zone naturali. Gli obiettivi principali di questo strumento sono:

- proteggere e ripristinare gli ambienti naturali laddove necessario, in modo da assicurare la salute e la stabilità delle popolazioni presenti;
- diminuire la frammentazione degli ecosistemi già in parte compromessi, mettendo in rete le zone d’interesse naturalistico ancora presenti all’interno del comparto;
- identificare le principali necessità d’azione per completare, assicurare e/o migliorare il reticolo naturale;
- garantire il necessario coordinamento con i progetti di sviluppo futuri del comprensorio, in particolare con le nuove infrastrutture di territorio;
- migliorare la qualità e la diversità del paesaggio.

Il cambiamento del territorio:

Nell’Ottocento il Mendrisiotto era una vasta pianura con campi agricoli, vigneti, villaggi raggruppati e poche vie di comunicazione. Il Laveggio seguiva un percorso tortuoso con molti meandri naturali, i terreni lungo il fiume erano prevalentemente paludosi. Lungo il suo corso e quello del suo affluente, il Moree, sorgevano mulini e segherie che sfruttavano la forza dell’acqua per le loro attività. L'acqua del fiume serviva inoltre per irrigare i campi circostanti e per fare il bucato.

Nel 1925, in previsione della costruzione del tracciato ferroviario della Valmorea, i terreni della zona del Laveggio vennero bonificati e resi coltivabili tramite l'incanalamento del fiume. Queste nuove superfici poterono quindi essere utilizzate dai contadini per coltivare cereali, ortaggi, tabacco e per ricavarne prati da sfalcio. 

Nel 1967 venne aperto il tratto autostradale nazionale A2 e l’assetto del territorio cambiò radicalmente. Le nuove vie di comunicazione determinarono lo sviluppo urbano e industriale degli anni successivi. In tempi relativamente brevi, l’espansione urbana sottrasse superfici utili all’agricoltura, senza che i piani regolatori dei singoli comuni siano riusciti a proporre un disegno complessivo su scala regionale.  Oggigiorno la valle del Laveggio si presenta come un ambiente peri-urbano caratterizzato da zone residenziali, aree industriali, concentrazioni commerciali, vie di comunicazione e zone agricole. La forte urbanizzazione della regione è andata a scapito delle superfici agricole e delle componenti naturali. L'area sopporta un forte traffico pendolare e il già provato sistema naturalistico-agricolo rischia di non sopravvivere alle forti spinte di urbanizzazione. 

I contenuti naturali
Le specie faro
Il reticolo ecologico
Le proposte di intervento
Altri progetti di rinaturazione già realizzati

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