Successi e nuove sfide per il WWF. Francesco Maggi: “puntiamo sulle nuove tecnologie”
13. aprile 2017
Ticinotoday.ch -
Francesco Maggi, l'anno scorso il WWF ha festeggiato i suoi 40 anni di attività in Ticino. Che bilancio si può trarre da questi quattro decenni di presenza?
È stata un'attività intensa. Nei primi anni ci siamo concertati sulla sensibilizzazione della popolazione. Vi sono state anche delle crisi ambientali da dover affrontare, penso in particolare a quella di Cernobyl, ma anche quella della morte dei boschi. In seguito a questi eventi abbiamo osservato una presa di coscienza e e l'implementazione di provvedimenti. Ad esempio, per quanto riguarda la morte dei boschi, si è tolto lo zolfo dall'olio per il riscaldamento e le piogge acide si sono estremamente ridotte. Oggi beneficiamo di una migliore qualità di vita, anche in seguito a queste battagli condotte dal WWF. Il Lago Ceresio, che all'epoca non era balneabile, anche se non è un “gioiello”, versa in una situazione decisamente migliore.
La qualità di vita è sicuramente migliorata, ma vi sono ancora ampi margini di miglioramento. Basti pensare alle polveri fini, al traffico, o al sistema energetico, che va reso più sostenibile, ma anche alle nuove insidie come i micro-inquinanti, le micro-plastiche, i pesticidi. Vi sono ancora tutta una serie di fattori che incidono ancora troppo sulla qualità della nostra salute.
Quello delle polveri fini è sicuramente un argomento di attualità. Hanno fatto molto dibattere le misure prese in ambito di viabilità, con il limite di 80 chilometri orari sull'autostrada. Buona parte di questo inquinamento deriva però dal riscaldamento domestico. Su questo fronte si sta facendo abbastanza a suo avviso?
Se guardiamo ai dati, perlomeno a livello nazionale, vediamo che il consumo globale di olio combustibile è in netto calo. Da anni c'è un programma edifici che interviene sui risanamenti energetici degli stabili, c'è una sostituzione dall'olio combustibile verso il gas o le termopompe, a tutto vantaggio della qualità dell'ambiente. Si nota quindi una tendenza chiara, opposta a quella legata al traffico, dove invece notiamo un aumento del consumo di carburante.
Con la strategia energetica 2050 si prevede di andare verso una sempre minore dipendenza dalle energie fossili. Dobbiamo dunque puntare sulle nuove tecnologie pulite, sull'elettrificazione della mobilità e tutto quanto può migliorare la qualità di vita e proteggere il clima.
Attualmente le auto elettriche sono in netta crescita. Se dal punto di vista delle emissioni nell'atmosfera il loro impatto in fatto di inquinamento è minore con le auto elettriche abbiamo il problema dello smaltimento delle batterie. Come si interviene su questo fronte?
Come diciamo dagli anni '70, bisogna riciclare. Non è l'auto elettrica in sé che ha un problema di smaltimento, ma la tecnologia che utilizza. Lo stesso discorso vale per telefonini e computer, ma non perché c'è un problema di smaltimento non dobbiamo più utilizzarli.
Un primo tentativo di riciclaggio è stato fatto da Nissan, che utilizza le batterie esauste delle auto per realizzare delle home-battery, utilizzate per lo stoccaggio dell'energia solare auto-prodotta dalla case. Si è notato che anche per le batterie esauste delle automobili c'è un possibile riutilizzo. A fine ciclo si dovrà poi tentare di recuperare anche il litio con cui sono realizzate le batterie, elemento per cui non c'è una disponibilità infinita.
Se alle nostre latitudini la sensibilità ambientale è sicuramente aumentata, oltre Oceano sembra che si facciano dei passi indietro. Recentemente il neo-presidente Usa Donald Trump ha voluto imprimere una netta marcia indietro rispetto alle politiche ambientali implementate dai suoi predecessori. Questo significa che c'è ancora molto lavoro da fare per le associazioni ambientaliste in fatto di sensibilizzazione?
Sicuramente non bisogna abbassare la guardia. Indipendentemente da quanto accade negli Usa la popolazione si rinnova, ci sono nuove generazioni che si confrontano con le proprie idee e con dei mezzi di comunicazione totalmente diversi rispetto al passato. Per arrivare a questo tipo di “pubblico” dobbiamo anche cambiare radicalmente le modalità di comunicazione. Non è più sufficiente diramare un comunicato stampa e portare una persona autorevole a parlare di ambiente a una conferenza. Oggi dobbiamo riuscire a raggiungere il maggior numero di persone, ad esempio attraverso il social-media, e convincerle che i temi legati all'ambiente sono importanti e toccano le nostre vite. Se da un lato vi è la consapevolezza che il mondo ha delle risorse limitate, è più difficile far comprendere come le persone possono modificare il loro comportamento per aiutare l'ambiente. Penso ad esempio alle abitudini alimentari, che hanno un grande impatto sull'ambiente. Questo è un lavoro di sensibilizzazione che può essere fatto con i nuovi mezzi di comunicazione.
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