Progetto di recupero della cerreta a Compro, Arogno

La presenza di un popolamento di Quercia cerro Quercus cerris nella zona di Compro è un fatto di rilevante rarità e testimonia forse di una forma tradizionale di coltura, adeguata al substrato calcareo della zona, più che alla crescita del Castagno Castanea sativa. Con il passare degli anni, non essendo più sfruttato, questo bosco un tempo probabilmente semiaperto tende naturalmente ad infoltirsi. La riduzione della luce al suolo fa sì che la cotica erbosa si impoverisce e si riduce fortemente. Il suo recupero e la sua gestione regolare è di grande interesse culturale, ma anche naturalistico, come sottolineato in questo documento. 

1. Vantaggi portati dal taglio per la biodiversità – tipo di intervento auspicato

La cerreta presenta ancora una parvenza di cotica erbosa. Con una ventina si specie, vi sono rappresentate sia piante di bosco come il Ciclamino Cyclamen purpurascens e l’Elleboro verde Helleborus viridis, sia essenze termofile come la Festuca dei montoni Festuca ovina e la Ginestra Cytisus scoparius. L’esposizione infatti sarebbe propizia per la formazione di un prato mesotermofilo, tipicamente molto ricco di graminacee e fiori. La copertura attuale della vegetazione erbacea è tuttavia molto bassa e non raggiunge il 20%. La riapertura del bosco e il taglio dei noccioli, in certi punti molto invasivi, riporterebbe luce al suolo, fattore determinante per lo sviluppo dello strato erbaceo. L’osservazione di alcune farfalle presenti durante i sopralluoghi (Erebia aethiops, Coenonympha pamphilus, Pieris napi, Maniola jurtina e Ochlodes venata), di diversi individui di Lucertola muraiola Podarcis muralis, oltre che di una cavalletta (l’Aiolopo autunnale Aiolopus strepens, specie mediterranea che in Svizzera è presente unicamente nel Ticino meridionale e nel bacino ginevrino), rivela che il potenziale di questo bosco come habitat per numerosi insetti e altri animali è molto alto. In particolare dovrebbero aumentare le farfalle, che dipendono dalla presenza di fiori come offerta di nettare, e di determinate piante per l’alimentazione del bruco (graminacee o altre piante a seconda della specie). Una delle prerogative della cerreta di Compro è la vicinanza con un prato secco inventariato, che le conferisce un importante ruolo quale ambiente di transizione tra una zona aperta interessante e il bosco. Tra le specie che si vorrebbero favorire con la riapertura e segnalate nel raggio di 500 metri vi sono farfalle particolarmente minacciate tipiche degli ecotoni tra boschi e prati secchi: Brenthis daphne, il cui bruco si nutre di rovi e di diverse viole, Hipparchia fagi, specie ristretta principalmente al Ticino e rappresentativa degli ambienti boschivi aperti e termofili dove crescono diverse graminacee, e Satyrium spini, il cui bruco si ciba di Spino cervino Rhamnus cathartica. Pure molti coleotteri saproxilofagi termofili come i buprestidi e i cerambici verrebbero favoriti da una buona esposizione al sole del sottobosco. Allo stadio larvale si cibano infatti di legno morto, mentre che da adulti si nutrono del polline e del nettare di fiori (piante erbacee, arbusti e alberi). La riapertura sarebbe inoltre favorevole per la mirmecofauna in generale, oltre che per diverse specie rare di bosco. Un campionamento delle formiche presenti nella cerreta di Compro è stato effettuato quest’estate, ma probabilmente per lo stato troppo chiuso dell’ambiente non sono state trovate specie rare. La riapertura della cerreta dovrebbe quindi prevedere innanzitutto la selezione degli esemplari di quercia più grandi e vigorosi, garantendo comunque l’avvicendamento nel tempo degli alberi maturi, e il taglio dei noccioli al fine di ridare luce al suolo per permettere la crescita della cotica erbosa. Per favorire le specie della necromassa legnosa, importanti per l’equilibrio dell’ecosistema forestale, sarebbe comunque importante mantenere sul posto una certa percentuale di legno morto o deperente, e lasciare le vecchie ceppaie tagliate. I qualche arbusti presenti (diversi ceppi brucati di Biancospino Crataegus laevigata, Rosa canina, Corniolo Cornus mas e Viburno lantana) sono da preservare come rifuglio e nutrimento per api, farfalle e altri insetti, e uccelli, come pure l’Edera Hedera helix che cresce sulle querce, molto utile come nascondiglio per piccoli animali (spesso anche gli uccelli vi nidificano), e cibo per api (fiori) e uccelli (bacche).

2. La cerreta, testimonianza di una cultura tradizionale?

È verosimile che questo bosco fosse un tempo gestito come selva per la produzione di ghiande per foraggiare i maiali, in sostituzione della castanicoltura. Tuttavia non esistono più testimonianze di questa pratica. Nell’economia di sussistenza che ha contraddistinto la società ticinese fino alla metà del Novecento, il bosco ha svolto un ruolo determinante. In Val Mara, come in altre comunità rurali, le attività legate al bosco erano molteplici. La legna serviva per la costruzione, la produzione di carbone (soprattutto ottenuto a partire dal legno di faggio, ma anche di quercia, betulla, ontano e nocciolo) e addirittura la produzione di calce, usata principalmente nell’edilizia. La produzione della calce avveniva nei boschi stessi, e consisteva nella lenta e lunga cottura della pietra calcare in fornaci, costruzioni cilindriche o coniche in sasso e coperte di terra, alla base delle quali si accendeva il fuoco. Secondo quanto riferito in Delucchi (20032) a Compro vi era appunto una di queste fornaci. Il bosco ai  tempi era inoltre fonte di nutrimento: anche ad Arogno era praticata la castanicoltura, malgrado il suolo calcareo non sia dei più propizi. E forse anche appunto la produzione di ghiande come cibo per i maiali.

3. Gestione futura

È importante, una volta riaperto il bosco, controllare la ricrescita dei noccioli e di eventuali alberi come il Frassino Fraxinus excelsior tramite una cura regolare del sottobosco. Sarebbe infatti indispensabile effettuare una pulizia sporadica, ma regolare. A seconda della crescita della cotica erbosa si può eventualmente pensare ad una pascolazione occasionale con capre. Per definire meglio le misure sarebbe utile effettuare un monitoraggio della vegetazione negli anni successivi al recupero.   

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